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Secondo gli studiosi più antichi, Cori era protetta da più cinta di mura concentriche.
Gli studi più recenti invece considerano una sola cinta difensiva: la più esterna; mentre attribuiscono agli altri tratti di mura in opera poligonale la funzione di terrazzamenti, atti a rendere più facilmente urbanizzabile la difficile situazione orografica, pur ammettendo un loro complementare carattere difensivo.
 foto Gino Ricci Le tre diverse maniere di opera poligonale utilizzata, distinguibili per diversi gradi di perfezionamento nella sovrapposizione dei massi, fanno ritenere la realizzazione eseguita in epoche successive. La cinta esterna è formata da tratti di mura della prima e della seconda maniera, considerati i più antichi: vengono infatti risalire agli inizi del V sec. a.C. periodo dell’invasione volsca.
La terza maniera utilizzata in alcuni terrazzamenti interni, particolarmente perfezionata è databile intorno alla metà del IV sec. a.C. quando Cori alleata di Roma, partecipò all’ultima guerra, tra questa e i Latini.
Il completamento della struttura difensiva fu realizzato in epoca Sillana ( I sec. a.C. ) quando, in prossimità dei punti strategicamente importanti, la cinta muraria fu potenziata con la costruzione di torri circolari in opera incerta. Tre sole porte permettevano l’ingresso all’abitato; erano di tipo “sceo”, cioè strutturate in maniera tale da facilitare l’offesa sul lato destro dell’attaccante, non protetto dallo scudo.  foto Gino Ricci
Di queste porte soltanto la ninfina si era conservata fino ai tempi moderni; la sua distruzione avvenne durante l’ultima guerra; quello che vediamo oggi è una ricostruzione ldquo;naif” del 1984 realizzata in occasione del Carosello Storico dei Rioni dello stesso anno.
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