Monumenti
Questo luogo contiene tre delle principali fasi storico-urbanistiche di Cori: la posizione della porta e il tratto di cinta muraria in opera poligonale appartengono al periodo preromano quando fu definito l’impianto urbanistico; medievale è invece l’edificio, distinguibile per la muratura a tufetti, che copre la prima parte del percorso; il porticato fu completato nel Settecento con la sopraelevazione del palazzo signorile.
Poco fuori piazza Ninfina, si conserva l’unico ponte antico ancora visibile, il ponte della Catena, il quale consente tuttora il superamento, in direzione di Ninfa e Norma, del fosso che circonda l’abitato. L’importanza di questo percorso si è mantenuta costante per tutte le epoche storiche. L’elemento che maggiormente definisce i caratteri di questo percorso è il nucleo di abitazioni e depositi, databile ai secoli XVI e XVII, che incontriamo uscendo da Porta Ninfina subito dopo il Ponte della Catena.
Quest’area è stata strutturata mediante una serie di interventi che pur realizzati in epoche diverse, possono essere esaminati unitariamente, mettendo in luce la continuità di una straordinaria capacità urbanistica, esaltata da una situazione orografica particolarmente difficile.
Secondo gli studiosi più antichi, Cori era protetta da più cinte di mura concentriche.
E’ situato all’estremità orientale della vasta zona (odierna via delle Colonne) che ospitava il foro; tutta quest’area naturalmente scoscesa, era stata resa urbanizzabile con dei terrazzamenti in opera poligonale (1). Ciò che attualmente è visibile del tempio risale agli inizi del I sec a.C.:consiste in una parte del podio, sulla quale poggiano due delle sei colonne originarie, in stile corinzio, recanti ancora tracce dello stucco che le rivestiva. Parti di una terza colonna, appartenente al lato destro, si vedono inserite nel muro di una casa privata.
Sulla sommità della collina dell’abitato si può ammirare il pronao e la sola parete d’ingresso della cella, con la porta, di un tempio dorico attribuito nel XVIII secolo ad Ercole, in base ad un’iscrizione in seguito ritenuta apocrifa. L’iscrizione sull’architrave della porta ricorda i nomi dei due magistrati che ne curarono la costruzione.